Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»
Votazioni2020Risultato ponderato per schede su 2116 comuni
Contesto
Come la maggior parte dei Paesi, anche la Svizzera partecipa alla fabbricazione di materiale bellico. Da un lato, attraverso aziende svizzere che fabbricano armi o loro componenti, dall’altro, attraverso investitori svizzeri che cofinanziano produttori nazionali ed esteri di materiale bellico. In Svizzera, il materiale bellico sottostà a regole severe. Per fabbricarlo ed esportarlo sono necessarie autorizzazioni. Le armi atomiche, biologiche e chimiche, le mine antiuomo e le munizioni a grappolo sono vietate. È proibito fabbricarle e commercializzarle, ed è pure vietato finanziarne la produzione (divieto di finanziamento).
Il progetto
Il comitato d’iniziativa ritiene insufficiente l’attuale divieto di finanziamento e chiede che sia esteso a tutto il materiale bellico. Ciò significa che la fabbricazione di fucili d’assalto e di carri armati, ad esempio, come pure di loro componenti non potrebbe più essere finanziata. Il divieto riguarderebbe non soltanto la concessione di crediti alle aziende che producono materiale bellico, bensì anche la detenzione delle loro azioni e di prodotti finanziari, quali fondi, contenenti azioni di tali aziende. Il divieto interesserebbe la Banca nazionale svizzera, le fondazioni, l’AVS/AI e le casse pensioni. Secondo l’iniziativa, inoltre, la Svizzera dovrebbe adoperarsi affinché il divieto proposto sia applicato, in tutto il mondo, anche a banche e assicurazioni. A dover far fronte alle conseguenze economiche del divieto sarebbero non soltanto le grandi imprese d’armamento, bensì anche le aziende dell’indotto, fra cui numerose piccole e medie imprese (PMI).
Volete accettare l’iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»?
Fonte: spiegazioni del Consiglio federale (Cancelleria federale), capitolo «In breve» · Pagina ufficiale
Risultato per comune
quota di sì per comuneSì più forte
BFSNo più forte
BFSRisultato per comune
Top 10Risultato per distretto
quota di sì per distretto — le cifre distrettuali pubblicate dall’UST; i cantoni senza distretti restano neutriRisultato per distretto
Risultati per distretto come pubblicati dall’UST — top 10 sì / top 10 no| # | Distretto | Quota di sì | Cantone |
|---|---|---|---|
| 1 | District de Lausanne | 61.9% | VD |
| 2 | Bezirk Zürich | 60.8% | ZH |
| 3 | District des Franches-Montagnes | 60.8% | JU |
| 4 | District de Delémont | 57.4% | JU |
| 5 | Wahlkreis Luzern-Stadt | 55.7% | LU |
| 6 | District de Moutier | 54.7% | JU |
| 7 | Bezirk Solothurn | 53.6% | SO |
| 8 | District de l'Ouest lausannois | 52.8% | VD |
| 9 | Verwaltungskreis Bern-Mittelland | 52.6% | BE |
| 10 | Verwaltungskreis Biel/Bienne | 52.5% | BE |
Come hanno votato i cantoni
quota di sì per comuneQuesto oggetto richiedeva la maggioranza del popolo E quella dei cantoni. Sei cantoni contano per mezzo voto (art. 142 Cost.).
| # | Cantone | Quota di sì | Partecipazione | Comuni |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Basilea Città | 57.9% | 61.7% | 3 |
| 2 | Giura | 55.0% | 41.1% | 51 |
| 3 | Ginevra | 53.1% | 53.9% | 45 |
| 4 | Neuchâtel | 52.6% | 41.9% | 24 |
| 5 | Vaud | 49.2% | 50.2% | 300 |
| 6 | Zurigo | 45.7% | 51.0% | 160 |
| 7 | Berna | 45.2% | 45.6% | 328 |
| 8 | Friburgo | 45.1% | 45.6% | 119 |
| 9 | Ticino | 44.8% | 45.0% | 100 |
| 10 | Basilea Campagna | 42.9% | 45.4% | 86 |
| 11 | Sciaffusa | 41.6% | 68.4% | 26 |
| 12 | Grigioni | 38.8% | 43.9% | 100 |
| 13 | Lucerna | 36.9% | 46.7% | 79 |
| 14 | Soletta | 36.9% | 46.2% | 104 |
| 15 | Argovia | 36.5% | 42.9% | 196 |
| 16 | Appenzello Esterno | 36.4% | 51.0% | 20 |
| 17 | San Gallo | 35.7% | 45.1% | 75 |
| 18 | Vallese | 35.4% | 48.2% | 122 |
| 19 | Glarona | 34.0% | 40.8% | 3 |
| 20 | Turgovia | 33.8% | 46.2% | 80 |
| 21 | Zugo | 30.6% | 55.6% | 11 |
| 22 | Uri | 28.8% | 44.8% | 19 |
| 23 | Appenzello Interno | 28.8% | 41.9% | 5 |
| 24 | Obvaldo | 27.4% | 48.9% | 7 |
| 25 | Svitto | 25.8% | 45.4% | 30 |
| 26 | Nidvaldo | 24.8% | 49.5% | 11 |
Posizioni
Raccomandazioni secondo le spiegazioniRaccomandazione del comitato d’iniziativa
RaccomandazioneSì
Le armi possono causare tanta sofferenza. Per questo, il comitato ritiene immorale che il denaro di istituti finanziari svizzeri affluisca nella produzione di armi. Le casse pensioni potrebbero realizzare rendimenti in linea con il mercato anche non investendo in imprese d’armamento.
Tutti gli argomenti delle due parti: spiegazioni del Consiglio federale
Fonte: spiegazioni del Consiglio federale (Cancelleria federale), capitolo «In breve»
Raccomandazione del Consiglio federale e del Parlamento
RaccomandazioneNo
Il Consiglio federale e il Parlamento ritengono che l’attuale divieto di finanziamento sia efficace. L’iniziativa, invece, è eccessiva. Non soltanto non potrà evitare le guerre, ma ridurrebbe i rendimenti dell’AVS/AI e delle casse pensioni, minaccerebbe la piazza finanziaria svizzera e indebolirebbe l’industria svizzera e le sue PMI.
Tutti gli argomenti delle due parti: spiegazioni del Consiglio federale
Fonte: spiegazioni del Consiglio federale (Cancelleria federale), capitolo «In breve»
Voto in Parlamento
| Sì | No | Astensioni | |
|---|---|---|---|
| Consiglio nazionale | 72 | 125 | 0 |
| Consiglio degli Stati | 13 | 32 | 0 |
Fonte: spiegazioni del Consiglio federale (Cancelleria federale), capitolo «In breve». Come indicato nelle spiegazioni; se le versioni linguistiche divergono, vale il dato comune ad almeno due versioni.
Le posizioni sono i riassunti tratti dalle spiegazioni ufficiali del Consiglio federale, ripresi testualmente, senza tagli né valutazioni da parte di questo sito. Gli argomenti completi di entrambe le parti figurano nelle spiegazioni collegate.
L’attuale divieto di finanziamento
In Svizzera la fabbricazione di armi atomiche, biologiche e chimiche, di mine antiuomo e di munizioni a grappolo è vietata. Sono proibiti anche il commercio di queste armi, il cui impiego è oggetto di condanna internazionale, e il finanziamento della loro produzione. Tuttavia, il Parlamento ha voluto impostare l’attuale divieto di finanziamento in modo da consentire a istituzioni quali banche, casse pensioni o l’AVS/AI di investire in fondi azionari che si sono affermati sui mercati internazionali. In parte, questi fondi contengono azioni di imprese che, oltre a produrre beni a scopo civile, fabbricano armi atomiche o loro componenti. Esempi di queste imprese sono Airbus o Boeing, note innanzitutto per la produzione di aerei per il trasporto di passeggeri.
L’iniziativa propone un divieto più esteso
Il comitato d’iniziativa chiede un divieto più esteso riguardo a due aspetti. Innanzitutto, il divieto di finanziamento deve valere non soltanto per i produttori di armi il cui impiego è oggetto di condanna internazionale, bensì per i produttori di tutti i tipi di materiale bellico, in tutto il mondo. Il divieto riguarderebbe dunque anche, ad esempio, i produttori di carri armati, di sistemi di difesa antiaerea, di pistole e di singole componenti. In secondo luogo, l’iniziativa chiede di proibire la detenzione di azioni di imprese che producono materiale bellico, come pure di quote di fondi che contengono tali azioni. Secondo l’iniziativa sarebbero considerate produttori di materiale bellico le imprese che realizzano oltre il 5 per cento della loro cifra d’affari annua con la fabbricazione di tale materiale. Dunque anche imprese che, oltre a materiale bellico, producono beni a scopo civile. Difficile dire quante imprese sarebbero interessa-te. Per determinarne il numero in caso di accettazione dell’iniziativa sarebbero necessarie verifiche approfondite relativamente dispendiose. Fra queste imprese potrebbe figurare, ad esempio, un’azienda come Rolls-Royce che produce, tra l’altro, propulsori per aerei civili e militari. Poiché essa realizza circa il 20 per cento della propria cifra d’affari nel settore della difesa
[1], non si potrebbe più investire nell’azienda, ma neppure in tutti i fondi contenenti suoi titoli. Un divieto così rigido come quello proposto dall’iniziativa non esiste in nessun Paese.
[1] 2019 Rapporto annuale Rolls-Royce Holdings plc, pag. 2 ( rolls-royce.com/ > Investors > Annual Report 2019).
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Obiettivo dell’iniziativa
Riducendo il denaro che dalla Svizzera affluisce nella produzione di materiale bellico, l’iniziativa si propone di frenare la produzione internazionale di armi. L’obiettivo ultimo è ridurre le guerre e con esso il numero dei profughi.
In Svizzera, il divieto interesserebbe: - la Banca nazionale, le fondazioni, la previdenza per la vecchiaia
L’iniziativa interesserebbe la Banca nazionale svizzera (BNS), le fondazioni svizzere, l’AVS/AI e le 1562 [2] casse pensioni svizzere, cui sarebbe proibito finanziare produttori di materiale bellico. A fine 2019 la BNS amministrava attivi per circa 861 miliardi di franchi [3]; a fine 2018 le casse pensioni in Svizzera amministravano circa 876 miliardi [4] e l’AVS/AI circa 34,6 miliardi [5]. Quanto di questo denaro affluisca nella produzione di materiale bellico, ad esempio attraverso fondi azionari, non è noto. Se l’iniziativa venisse accettata, gli investitori istituzionali interessati dovrebbero liquidare questi investimenti entro quattro anni.
[2] bfs.admin.ch > Trovare statistiche > Sicurezza sociale > Previdenza professionale > Istituti di previdenza e assicurati attivi
[3] Rapporto di gestione Banca nazionale svizzera, pag. 164 ( snb.ch > Pubblicazioni > Rapporto di gestione > Rapporto di gestione 2019)
[4] bfs.admin.ch > Trovare statistiche > Sicurezza sociale > Previdenza professionale > Bilancio e conto d’esercizio
[5] Compenswiss Fondo di compensazione AVS/AI/IPG Rapporto annuale 2018, pag. 66 ( compenswiss.ch/de/ > Portrait > Jahresberichte > Jahr 2018 > Jahresbericht AHV IV EO compenswiss 2018.pdf). Disponibile in tedesco e francese.
le banche e assicurazioni
L’iniziativa impone alla Confederazione di adoperarsi a livello nazionale e internazionale affinché un divieto altrettanto rigido si applichi anche a banche e assicurazioni. Le ripercussioni per le banche e assicurazioni in Svizzera dipenderebbero dalle modalità di attuazione dell’iniziativa. Se la Svizzera fosse l’unico Paese a introdurre il divieto, le ripercussioni sulle banche svizzere sarebbero importanti. A differenza dei concorrenti internazionali, esse non potrebbero più offrire ai propri clienti tutta una serie di fondi azionari che si sono affermati sui mercati internazionali e prodotti finanziari simili. Sarebbe tuttavia possibile anche un’attuazione meno radicale.
le PMI dell’indotto
Il divieto nei confronti di banche e assicurazioni avrebbe ripercussioni in Svizzera su note imprese d’armamento quali RUAG, Rheinmetall Air Defence SA o GDELS - Mowag Sagl. Per queste aziende a vocazione internazionale non sarebbe comunque un grosso problema ottenere i capitali necessari sui mercati finanziari internazionali. Il divieto colpirebbe piuttosto numerose imprese dell’indotto. Si tratta spesso di PMI del settore metalmeccanico ed elettrotecnico che oltre a beni a scopo civile producono o trasformano componenti per materiale bellico. Ad esempio, due grandi imprese svizzere d’armamento contano, secondo i loro dati, circa 3000 aziende fornitrici che, in base alla cifra d’affari annua, rientrerebbero nella definizione di produttori di materiale bellico. A seconda della cifra d’affari realizzata con il materiale bellico e dell’attuazione concreta dell’iniziativa, queste imprese svizzere d’armamento e le aziende dell’indotto non otterrebbero più crediti dalle banche svizzere. Non ci sono dati circa il numero di aziende che sarebbero interessate.
Ripercussioni sui produttori esteri di materiale bellico
Quanto denaro proveniente dalla Svizzera affluisca nella produzione di materiale bellico non è noto. Tuttavia, l’importanza degli investitori istituzionali per le singole aziende estere dovrebbe essere piuttosto modesta. La BNS, ad esempio, detiene di norma soltanto lo 0,4 per cento delle quote di un’azienda, a prescindere dal settore.
Fonte: spiegazioni del Consiglio federale (Cancelleria federale), capitolo «In dettaglio»
- Qual è stato il risultato della votazione «Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»»?
- Il 29.11.2020, «Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»» è stato respinto con 1'081'684 sì contro 1'460'650 no. La partecipazione è stata del 46.8%.
- Come hanno votato i cantoni su «Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»»?
- Il sì più forte è arrivato da Basilea Città (57.9%), il no più forte da Nidvaldo (24.8%).
- «Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»» è stato accettato?
- «Iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico»» è stato respinto a livello nazionale il 29.11.2020.